25 Novembre.

Amica mia,
ricordi quando avevamo tra le mani il futuro e sfidavamo il mondo?
Regine di picche, ché per noi non ci son stati spesso fiori e cuori.
Amiche da sempre queste siamo noi,ché piccole incomprensioni e battibecchi non ci hanno mai divise.
Abbiamo condiviso tutto, lutti e gioie,ci siamo raccontate sogni, speranze e amori.
Abbiamo riso come pazze di certi imbarazzi gioiosi dell’intimità.
Nei momenti di confusione quando era facile perdersi tu c’eri, ci sei sempre stata per me.
A volte in silenzio, più spesso in maniera chiassosa, com’è nella tua natura…
C’è un’unità di misura per l’amicizia!?
No, non credo.
Spero solo di averti dato la metà di quello che tu hai dato a me, potrei dire allora di essere stata una buona amica.
È una notte insonne questa, di quelle che conosci anche tu, una di quelle notti in cui la vita ti presenta il conto.
La distrazione di un attimo, la tenerezza di un ricordo e torno indietro di anni, a quella notte… Così tutti i pensieri che tengo sotto chiave per cercare di tenere in mano le redini della mia vita, sono usciti come un fiume in piena: ogni orrore, ogni violenza, ogni parola, tutti ancora qui.
E niente, non ho dimenticato niente e probabilmente non dimenticherò mai.
Ho rivissuto ogni incubo del passato.. non agitarti, sai bene che ora posso parlare di tutto senza pensare a morire, come sai bene che non ho mai usato il termine morire con leggerezza.
Un pensiero mi tormenta, ogni volta che leggo di stupri, ( vedi!? Ora riesco anche a dirlo) la leggerezza con cui si giudica la vittima e mai il carnefice.
Mai a nessuno viene in mente di andare ad indagare sul modo di vivere dello stupratore, sul suo modo di vestire, né sulle sue preferenze sessuali.
Ogni maledetta volta che una donna viene violentata, tutto il lavoro fatto su me stessa viene vanificato, torna la paura e mi sento di nuovo sbagliata, sporca, colpevole.
E piango per me e per ogni donna, bambino, uomo, vittima di violenze e soprusi.
E piango anche per tutti quelli che ti compiangono, ma non ti credono mai fino in fondo, perché alla fin fine il dubbio che tu te la sia cercata glielo leggi in faccia.
Negli occhi che sfuggono il tuo sguardo.
Non capiranno mai i tuoi attacchi di panico, gli incubi e la lotta che giorno per giorno combatti per vincere la depressione, briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, per ricostruire la tua vita.
Quello che resta della tua vita.
Secondo te questi uomini che si arrogano il diritto di essere i padroni del tuo corpo di decidere in un momento cosa sarà della tua vita, indifferenti alle tue invocazioni, che motivazioni possono avere?
Quando sono soli cosa pensano?
Io una risposta non la trovo, come a distanza di anni non riesco a capire come sia potuto accadere che un uomo di cui mi fidavo, in un attimo sia diventato un mostro.
Non preoccuparti, lo sai che scriverti mi dona quel po’ di serenità che serve per sorridere di nuovo, ma questo domani, ché stanotte ho bisogno di piangere.
Ti abbraccio.
Mafy.
 

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(Foto di Francesca Woodman)
p.s.
Non è la mia storia.
Ed è stata solo fortuna…
Penso a quante donne sono vittime di violenza dentro casa o al lavoro o perché semplicemente nel posto sbagliato al momento sbagliato, solo perché qualcun’altro ha deciso che quello era il posto sbagliato e il momento sbagliato.
E penso a tutti quei discorsi sui comportamenti a rischio…
Mafy.
 

 

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