Clelia.

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foto reperita dal web

Nessuno conosce le ragioni di Clelia.
E forse è giusto così.
Clelia sa di apparire instabile, insofferente. Sa riconoscere l’espressione di vanto delle sue fragilità appena chi le sta intorno le scosta lo sguardo dal profilo.
Eppure.
Eppure sa ascoltare, Clelia.
Ama ascoltare qualsiasi tipo di storia. Ascoltando – alla fine – ha l’illusione di tenere ancora ben saldo quell’unico filo che la lega al resto del mondo.
Intrecci inestricabili, i pensieri. Vive di ossessioni, di ricordi, di fantasmi e di storie.
Ogni tanto Clelia vorrebbe chiedere a chi incrocia il suo sguardo ‘Scusi, lei lo sa come ci si sente dalla parte dei perdenti? Degli sconfitti?’
Clelia sorride ogni mattina.
Non tutte.
Non sorride quando prende il caffè. Non sorride nemmeno quando si osserva allo specchio.
Clelia sorride infilando i soggetti delle sue frasi in borsa, assieme ai verbi delle chiavi che userà per aprire il cancelletto alla sera, al rientro.
Un colpo di tacco ed un cerchio alla testa. Delle ballerine nere e comode ai piedi, e la bicicletta fucsia legata ad un palo. Alla ben’e meglio. Inforcata con la gonna a pieghe – stamattina – che hanno lasciato il segno sull’asfalto più delle ruote. Da mattina a sera.
Clelia non sa niente.
E questo è il suo perché.
Non sa niente dell’amore, di quello giusto, di quello sognato e di quello sperato.
Non sa amare senza distruggere distruggendosi.
Allora ha imparato a sorridere. Quando perdi tutto e resti con il nulla tra le mani puoi solo sorridere e non permettere a nessuno di ‘vederti’ veramente.
Ha imparato in un attimo, per la tragedia di una convinzione errata. Forse la ritratterà domani.
Lei sorride anche ferma al semaforo, all’incrocio di Via Faentina, mentre la salita si slaccia le curve di dosso e trattiene lo starnuto dell’alba.
Salute, fa Clelia.
E sorride, come se niente fosse, a quell’ingombro di labbra stese che parevano non sapersi più flettere.
Niente.
Un tiro mancato oppure finto.
Un po’ per credere che certe cose vanno peggio.
Un po’ per abbandonarsi all’idea di giusto e sbagliato.
Anche un po’ per finire il fiato e contare gli avanzi, giocarsi i limiti ed infrangere gli eccessi.
In fondo in pochi si chiedono il perché delle cose.
Alle volte Clelia sa andare su di giri senza scaldare il motore, senza raffreddarsi i polsi prima di farli pattinare sui vetri.
Quelle volte si fa male, Clelia, ma sorride lo stesso.
Perché non ci pensa, perché non ci ha mai pensato. Perché parte tutto da dentro, da qualche parte che rivive il lutto senza l’addio. Perché i motivi sono cose che scottano e sinceramente – pensa – non valgono la pena dei chiarimenti.
Dirsi.
Dirsi le labbra serrate da qui a dieci anni. Dirsi i pro e i contro, le verità ricambiate. Dirsi il capirsi ed il fidarsi sulla rotta dell’inghiottire.
Perché.
Non se lo chiede, Clelia.
Non se lo chiedono nemmeno quelli che la vedono passare.
In un sorriso.
In una ragione.

©Mafalda Serrecchia & Cat ScritturaSpontanea

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3 pensieri su “Clelia.

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