Categoria: Donne

Tutte le donne che conosco…

Vento 

Chiedimi di restare

ma chiedimelo adesso.

Tra un minuto sarà tardi.

Tra un minuto sarò 

un sorriso obliquo e occhi chiusi.

Un cielo che abbaglia e niente più notti.

Una porta chiusa alle spalle

e davanti, una finestra spalancata.

Tra un minuto sarò azzurro 

e rosso delle labbra.

@ziaMafy

Artista, Ivana Vento

Sono una donna semplice,
ho bisogni semplici…
quasi elementari.
Pettinarmi i capelli, per spettinarmi l’anima
Truccarmi il viso per poi sparire.
Non mi fido di me, non lo do a vedere, ma mi conosco.
Conosco ogni pigro risveglio.
Ogni amore avvelenato.
Ogni tradimento.
Ogni silenzio.
Non starmi troppo vicino, mi sento prigioniera.
Sulla bocca migliaia di parole vuote, senza significato.
Le mie e le tue.
Undated, Chicago, IL
Foto, Vivian Maier
Forse più le mie, così inutili e amare.
Le tue, da tempo, non le amo più.

 

@ziaMafy

 

 

Io, Maddalena.

E quanto amore c’era in ogni passo che da te mi allontanava.

Quanto amore in ogni silenzio

…e quanto, nascosto 

nella complicità di un sorriso?

Niente verrebbe da dire,

ma niente è una bugia da raccontare a te o

regalare al mondo.

Per non spaventarti.

Ora che è il tuo tempo,

vivi,

io ti tengo.

@ziaMafy

Maddalena, photo by Alessandra Lanzafame.

Vanità.

Ascolto il rumore della pioggia

….lavoro.

Non cedo alla tentazione di guardare alla finestra.

Così dev’essere. 

Suturo strappi, distendo pieghe, ho mani pazienti.

Mi fanno compagnia i rumori della strada

foto personale.

…aspetto.

-Muro di nera pioggia cittadina

è così che vorrei averti.

Baci di bocche affamate

sprazzi d’azzurro e sole bagnato.-

Gesti calmi misurati e inquietudine, che non lascio mai trasparire, 

rimango immobile ad osservare la vita.

I ricordi, come questa pioggia impietosa, corrono lungo la schiena.

Cedere alla tentazione di mostrarsi, vanità delle vanità, raccontare di se.

@ziaMafy

L’Italia non è un paese per mamme lavoratrici…niente tutela, scarseggiano gli asili nido e della scuola materna…meglio tacere.
Sei/ottocento euro al mese (…e ringrazia Dio che ti faccio lavorare!) affitti impossibili, mezzi di trasporto da terzo mondo e non troviamo niente di meglio che chiedere figli per la nazione?
Magari iniziamo ad investire sulle future mamme, a garantire loro un lavoro, non dico la casa o la scuola, per carità non sono così pazza da chiederlo, queste son cose da paesi nordici.
Una sola domanda un ministro della Repubblica Italiana non dovrebbe avere il ‘polso del paese’ ?
Dopo i bamboccioni, le fattrici.
Come se una donna non potesse scegliere di non avere figli, come se una donna fosse donna, solo procreando.
No, non ci siamo caro ministro, la ripresa passa dalle donne non sulle donne.
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foto presa dal web.

 Il filosofo 

E cosa sei mai tu che ti desidero

da rimanere sveglia tante notti

quanti i giorni che esistono

a piangere per causa tua?

E cosa sei mai tu che se ti perdessi,

nell’avanzare dei giorni

resterei ad ascoltare il vento

e a fissare la parete?

 Conosco un uomo più bello

e altri venti ugualmente gentili.

E cosa sei mai tu da diventare

l’unico uomo del mio cuore?

 Già, il fare delle donne è un fare sciocco

i saggi diranno certamente,

e cosa sono mai io, che dovrei amare

in modo giudizioso e conveniente?

Edna St. Vincent Millay 

Buongiorno.

@ziaMafy

 

 

tamara de lempicka

 

Stupida notte di vento e poche stelle
da qualche parte, certo, sta piovendo.
Non c’è il solito vociare, rare le auto
e frettolosi i passi per la strada.
Sta finendo un’altra inutile estate di sciocchi progetti d’allegria, di segreti e sogni.
Stupida malinconia di cose che sai di non avere, che non hai mai avuto.
Accarezzo, al buio, il mio piccolo segreto.
Un sogno piccolo, ridicolo, fragile.
Stupida struggente notte di vento e parole.
Quelle che non ho mai detto, quelle regalate a tutti.
…è ora di arrendersi, colpa del vento che brucia gli occhi, forse, ma non vedo più la mia stella.
@ziaMafy
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foto personale
 
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Sara alla stazione.

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forme geometriche nel cielo di città, foto personale 

 

L’uomo vestito di grigio guarda davanti a sé.

– Mai avuto così tanto tempo e così poco da fare…chissà a cosa sta pensando?-

Cammina sulla linea gialla della banchina, lentamente,un passo dopo l’altro.

– Farò tardi…- Si ferma…si è accorto che lo sto fissando? Abbasso gli occhi, non ho voglia di parlare. Guardo di sottecchi : è fermo davanti a me, accenna un sorriso e torna a camminare sulla striscia gialla. Conto i suoi passi…uno, due e tre…si ferma e poi ricomincia. Uno, due, tre…

Mai ho avuto così tanto tempo e fatto così poco. A cosa serve poi?

…uno, due, tre…- Il treno è in ritardo. Inutile mentire, non prenderò il treno…torno a casa.-

Invece rimango qui. L’uomo in grigio ora sta parlando con un gruppo di uomini, tutti in giacca e cravatta forse colleghi, certo un viaggio di lavoro. Guardo oltre. – Vorrei…niente in realtà non voglio niente. Ho freddo , forse dovrei…tanto non andrò da nessuna parte…

Vorrei, vorrei solo raccontarti di come mi manchi la notte, quando ho paura. Perché ho paura, sai? Mi sembra tutto così complicato, ho sempre più spesso giorni bui, senza luce. Mi sono sentita in colpa, perché ho sperato. Non è sciocco? Eppure, ho sperato. Invece niente, sono seduta in una stazione a parlare con te. Chissà se mi ascolti…

Il treno, finalmente. L’uomo in grigio rimane fermo, immobile, per un attimo penso che, anche lui come me, non avrà il coraggio di prendere questo treno. Un fermo immagine, poi tutto si anima all’improvviso.. Dov’era tutta questa gente? Gli uomini in giacca e cravatta parlano sottovoce con il capotreno che annuisce e li accompagna verso l’ultima carrozza. Poi solo silenzio e una bara. Di nuovo tutto fermo. L’uomo vestito di grigio guarda davanti a sé. Io resto ancora un po’, non ho fretta, non più. Ci saranno altri treni forse.. o forse no. Non importa, ho me e una vita da inventare.

@ziaMafy

Di certe mattine, 

quando l’illusione di essere padrona delle parole ti fa credere di poter,

 impunemente, 

raccontare cosa c’è nel tuo cuore.

Impunemente.

Invece no, nessuna verità  resterà impunità.

Darsi così.

Regalarti l’anima e sapere che mai, 

mai la riceverai tra le mani, 

mai l’accarezzerai.

Mai né ascolterai la voce, né risponderai.

Allora a cosa serve raccontare?

A cosa serve svelarsi?

…sono solo parole, alla fine sono solo parole.

A te non arriveranno mai, a me servono per non sentirmi sola,

ad avere l’illusione che, libere vaghino, a creare altre parole,

altre verità.

A creare amore.

Mafy.

Josef Hoflehner, paesaggi in bianco e nero.