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Un bicchiere di vino.

Mentre ti osservo
sorridere
parlare di te
lontana dalle paure
aprire con dolcezza
il tuo cuore
a perfetti sconosciuti
con la tenera
incoscienza
di chi sa
che non lo deve fare.

Un bicchiere di vino.

Altro che l’amore
che niente perdona
bagna gli occhi
e nel timore
tutto tace
chiudendo con fermezza
il tuo cuore
a perfetti conosciuti
con la severa
lucidità
di chi sa
che lo deve fare.

Andrea Londra.

 

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Sara alla stazione.

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forme geometriche nel cielo di città, foto personale 

 

L’uomo vestito di grigio guarda davanti a sé.

– Mai avuto così tanto tempo e così poco da fare…chissà a cosa sta pensando?-

Cammina sulla linea gialla della banchina, lentamente,un passo dopo l’altro.

– Farò tardi…- Si ferma…si è accorto che lo sto fissando? Abbasso gli occhi, non ho voglia di parlare. Guardo di sottecchi : è fermo davanti a me, accenna un sorriso e torna a camminare sulla striscia gialla. Conto i suoi passi…uno, due e tre…si ferma e poi ricomincia. Uno, due, tre…

Mai ho avuto così tanto tempo e fatto così poco. A cosa serve poi?

…uno, due, tre…- Il treno è in ritardo. Inutile mentire, non prenderò il treno…torno a casa.-

Invece rimango qui. L’uomo in grigio ora sta parlando con un gruppo di uomini, tutti in giacca e cravatta forse colleghi, certo un viaggio di lavoro. Guardo oltre. – Vorrei…niente in realtà non voglio niente. Ho freddo , forse dovrei…tanto non andrò da nessuna parte…

Vorrei, vorrei solo raccontarti di come mi manchi la notte, quando ho paura. Perché ho paura, sai? Mi sembra tutto così complicato, ho sempre più spesso giorni bui, senza luce. Mi sono sentita in colpa, perché ho sperato. Non è sciocco? Eppure, ho sperato. Invece niente, sono seduta in una stazione a parlare con te. Chissà se mi ascolti…

Il treno, finalmente. L’uomo in grigio rimane fermo, immobile, per un attimo penso che, anche lui come me, non avrà il coraggio di prendere questo treno. Un fermo immagine, poi tutto si anima all’improvviso.. Dov’era tutta questa gente? Gli uomini in giacca e cravatta parlano sottovoce con il capotreno che annuisce e li accompagna verso l’ultima carrozza. Poi solo silenzio e una bara. Di nuovo tutto fermo. L’uomo vestito di grigio guarda davanti a sé. Io resto ancora un po’, non ho fretta, non più. Ci saranno altri treni forse.. o forse no. Non importa, ho me e una vita da inventare.

@ziaMafy

Sogno numero 7.

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Salvador Dalì, ‘Cigni che riflettono elefanti.’ 

 

Perché chiedi a me, chi è il poeta?
Io non so nulla di poeti e poesie.
Chiedimi piuttosto delle mani stanche,
della vita,della morte.
Al buio sogno,ma questo non fa di me un poeta.
Ho dentro me oscurità e luce,
sono l’infinito e non scelgo.
Non sarò angelo per la tua tranquillità,
né demone per il tuo piacere.
Chiedimi quello che vedo.
Dolore,ingiustizia, abbandono.
Chiedimi quello che sento.
Amore.
Mafy.

Notte

A volte la notte non dormo.
Cerco risposte di cui non ricordo le domande.
La notte ballo con i miei fantasmi sorridendo ai miei pensieri.
Rido di me e di quello che non ho.
Mi perdono desideri mentre faccio a pugni con i miei sogni.
Cerco la ferocia di sogni senza armistizi,
ne userò il dolore e l’amarezza per accarezzarmi le ferite.

Mafy.

(Foto di Suma Maria ,Fotografa )11692531_907445795984589_599625026760499871_n

Una notte da inventare.

Avrai ogni mio spudorato pensiero in cambio di tutti i tuoi dubbi
ed inventerò una nuova impudica ragione per farti restare.

Alle mani il compito di tessere una rete di parole
e alla bocca di disegnare nuovi angoli nel buio dell’anima.

Avrai il mio disperato desiderio in cambio di tutti i tuoi mostri.

Allora lascerò alle mani il compito di parlare e alla bocca il diritto di tacere.

Ti racconto piano questa notte da inventare,
così tu resti, e d’impossibili carezze incanti.

Mafy.

(Foto personale)
la luna ora…016